Io non credevo. 

Poi in Giappone ho trovato l’illuminazione. Degli spaghetti in un brodo di pesce che ancora me li sogno la notte.

Ma non ero ancora pronto. Voltai le spalle a ciò che mi diceva il cuore e ingannai me stesso.

Ma c’era un vuoto dentro di me. Più o meno all’altezza dello stomaco.

Poi accadde il miracolo. Perché il Mostro di Spaghetti Volante è buono e misericordioso, persino se condito con dei broccoli.

La rete nel suo immenso mare ospitava una sua chiesa.

Ecco cosa mi mancava. L’aspetto teorico del credo!

Così scopro dell’importanza dei pirati (statistiche alla mano), del paradiso di birra e fabbriche di spogliarelliste, del venerdì festa religiosa.

E grazie a ciò scopro che non mi interessa nè credere in qualcosa giusto per credere in qualcosa, nè darmi giustificazioni per credere in ciò che ritengo giusto credere.

Grazie mostro di Spaghetti volante.

Grazie amici pirati.

Grazie scheletro.

… e in fine grazie a tutti i fanatici e gli integralisti religiosi.

Senza di loro questo post non avrebbe senso.

 

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Sei stato toccato dalla sua spaghettosa appendice? No?

Ok. Va bene uguale. In fondo è una religione come tutte le altre.

Non è che devi crederci per praticarla o per goderti le sue feste…

…ma… se ti serve una scusa per farlo sappi che:

- Tutti i venerdì sono feste religiose (certo da sommare al normale weekend).

- In paradiso c’è un vulcano di birra e una fabbrica di spogliarellisti e spogliarelliste.

- La nostra è l’unica religione al mondo che non ha causato morti, oppressione, odio e tante altre simpatiche cose che rendono la gente infelice.

Per questo e per tanti altri motivi (alcune confezioni di spaghetti da troppo tempo in dispensa) ho deciso di celebrare la prima festa Pastafariana.

Nel prossimo post pubblicherò le foto.

Per contro mi assumo le mie responsablità e decido di seguire strettamente, o al meglio delle mie possiblità gli otto“io preferirei davvero che tu evitassi” di questa religione.

 

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L’America ci spiega come mangiare sano.

Qualcuno un giorno ci dovrà spiegare per quale motivo il paese che ha al mondo il problema maggiore di obesità sforni mensilmente qualche nuova straordinaria scoperta per perdere peso.

Poi, se già che c’è quel qualcuno ci spiegherà anche perché nessuna di queste scoperte risolve il loro problema per quale accidenti di motivo dovrebbero risolvere i nostri?

L’ultima è una ricerca che mette in relazione un consumo frequente, ma moderato, di cioccolato con una miglior indice di massa corporea: ovvero più magri mangiando spesso cioccolato.

Certo mancano alcune informazioni importanti: Ad esempio, cosa si intende con frequente? Perché trattandosi di cioccolato per me frequente è dalle 4 alle 5 volte. Cosa si intende con moderato? Un quadratino? Due? Quattro?

Ma anche così, prendendo la peggiore delle ipotesi, non dispiacerebbe affatto inserire un quadratino di coccolato al giorno come se fosse una medicina per stare in forma.

Se funzionasse.

Perchè ricerche del genere ci hanno già cocentemente deluso come quella del resveratrolo principio attivo contenuto nell’uva e nel vino che avrebbe effetti preventivi sulle patologie cardiache e antinfiammatori. Peccato che per averne una concentrazione sufficiente ad ottenere i benefici serva ingerire circa tre chili di bucce di acini d’uva o quattro litri di vino rosso. Sarebbe a dire che te ne vai con un cuore in piena forma e un fegato a pezzi.

… e noi che volevamo berci un bicchiere di vino tranquilli di fare la cosa giusta.

Per questo siamo scettici… e l’idea di andare a fondo in questa ricerca, se ci tenta, allo stesso modo non ci tenta abbastanza.

Due sono i motivi principali che ci trattengono dal farlo:

Il primo. Il campione di ricerca è di poco più di mille persone tra i 25 e gli 80 anni. Un po’ poco per tirare delle conclusioni.

Il secondo. Leggere gli approfondimenti e le specifiche della ricerca costa trenta dollari.

… tenta dollari!!!

Ma avete idea di quanto cioccolato ci esce?

 

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Prima dell’era dei corn flakes la colazione italiana era cornetto e cappuccino…In tutte le sue varianti.

Magari qualcuno le ricorda.

Caffe e brioche.

Caffellatte e buondì.

Fette biscottate, burro e marmellata e una bella tazza di the con lo spicchio di limone.

Crostatine o tegolini immersi nel latte.

… e per finire una delle più dietetiche:

No. Non le paste della domenica. Quelle erano comunque contate. generalmente non si andava mai oltre le due a testa.

Il Must era: biscotti e tazza extra large di caffellatte o the.

Quantità di biscotti prescritta: diverse manciate. Comunque sufficienti ad assorbire il liquido.

Quantità di bevanda: tutta quella che entra nella tazza più tutta quella che avanza da aggiungere dopo.

Erano bei tempi.

Li ho rivissuti alla scadenza della mia “quaresima da dolci”.

Il patto era concedermi quello che volevo. Ma poiché sono un ingordo timoroso non ce l’ho fatta a concedermi l’abbuffata di biscotti

(dei galletti che conservo gelosamente da tempo) … almeno per ora.

Così ho ripiegato sulle paste della domenica.

Anzi, La pasta della domenica. Ingordo, molto timoroso e ossessionato dai sensi di colpa.

Mi prendo una sfoglia grande come la mia mano. Ripiena di crema pasticciera.

Beh. Buona. Anzi buonissima ma la finisco che è come se non avessi mangiato nulla.

Così torno alla vera colazione degli italiani. Il ricordo più antico che ho.

Latte, pezzi di pane a mollo e zucchero.

Chi la ricorda?

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